Come si suol dire!
Riporto Schifani.
Ha detto: «…nell’ultimo periodo Fini ha assunto posizioni e iniziative politiche.
Sarà pure “cofondatore” del Pdl ma è anche presidente della Camera.
E dinnanzi alla prospettiva di un sistema correntizio nel partito, non vedrei male l’ipotesi che lasciasse Montecitorio ed entrasse nel governo, per avere mani libere e libertà di azione politica rispetto ai limiti che il ruolo istituzionale impone».
Qualcosa non quadra!
Non mi sembra che le intenzioni dell’on. Fini, di dare vita a «… un sistema correntizio nel partito…» oltrepassino «i limiti che il ruolo istituzionale impone».
Sarebbe opportuno spiegare quali sarebbero questi limiti!
Nell’ultima, (d)istruttiva, campagna elettorale per le regionali, è fuori discussione che il presidente del Consiglio Berlusconi abbia oltrepassato di gran lunga questi limiti.
Il premier, lui sì, ha ampiamente avuto «…mani libere e libertà di azione politica…» tutt’altro che riconducibili al ruolo istituzionale super partes, al quale avrebbe invece dovuto attenersi.
Non ricordo nemmeno tutti i comizi ai quali ha presenziato per tirare la volata ai candidati del suo partito.
Sfruttando sfacciatamente il suo ruolo istituzionale, per bypassare la legge sulla ‘par condicio’ ed apparire su tutti i circuiti mediatici, a tutte le ore della giornata, per fare propaganda politica!
Usando tale ruolo, gli sproporzionati tempi di esposizione mediatica in favore del PDL non sono mai stati calcolati dall’Agcom, per verificare l’applicazione e il rispetto delle norme previste dalla “par condicio”, da parte dei due maggiori network televisivi, Rai e Mediaset.
Se non mi sbaglio, Fini, come presidente della Camera, non ha mai preso parte ad alcun comizio elettorale in favore di candidati del PDL proprio perché il suo ruolo istituzionale non consentiva di schierarsi.
Il 10 marzo 2010, l’on. Gianfranco Fini ha dichiarato:
“Il presidente della Camera non partecipa mai a manifestazioni in campagna elettorale, organizzate dai partiti”.
Parole sensate!
Mi sono sempre chiesto: perché, con che criterio, in quali vesti (con quale faccia!?) il presidente del Consiglio della Repubblica Italiana partecipa alla campagna elettorale per le elezioni regionali?
A mio modesto parere, non da premier!
Il ruolo di presidente del Consiglio della Repubblica Italiana, imponeva di stare fuori dalla disputa elettorale.
Nel momento in cui si ricopre una carica istituzionale, tale incarico diventa super partes.
Cioè, rappresentante di tutto il popolo italiano!
Forse, era questo che intendeva dire il sen. Schifani!
E’ davvero singolare quanto tempo il Cavaliere Berlusconi abbia dedicato alla campagna elettorale, girando l’Italia in lungo e in largo, mentre nessuno delle forze d’opposizione abbia minimamente fatto notare l’anomalia della partecipazione del presidente del Consiglio a quasi tutti i comizi tenuti dai candidati del Popolo della Libertà alla presidenza delle Regioni.
Così tanto tempo che, molto probabilmente, ora non gliene resta più un briciolo da dedicare alle udienze dei processi che lo vedono coinvolto come indagato.
Sarà per questo che il Parlamento si è affrettato ad approvare la legge sul legittimo impedimento: con tutto l’impegno profuso per i comizi che ha tenuto di volta in volta, ora deve proprio governare!
Non può certo perdere tempo con i processi, il presidente del Consiglio!
Certo, non è tollerabile, per il presidente del Senato, che l’on. Fini, “cofondatore” del Popolo della Libertà, forse coltivando qualche opinione diversa rispetto alla ‘politica’ del calderone che riunisce ex-aennini, ex-forzitalioti, ex-democristiani e quant’altro possa starci dentro, possa avviare una discussione ‘interna’, di fatto creando una corrente di “dissidenti”.
Forse, se nel suo arguto ragionamento il presidente del Senato Schifani non avesse adottato, appunto, “due pesi e due misure”, Berlusconi avrebbe dovuto dimettersi: non è politica quella che ha svolto durante la campagna elettorale?
Io direi di sì.
E chi era durante i comizi: il leader del Popolo della Libertà o il presidente del Consiglio?
Per quale strano motivo, sen. Schifani, il presidente della Camera Fini, creando una corrente, seppur minoritaria, interna a un partito, dovrebbe dimettersi?
Non saranno molti i cosiddetti “finiani” che hanno aderito al «…sistema correntizio…» paventato dal presidente del Senato, ma sono sufficienti per far sì che l’on. Fini possa continuare a svolgere il suo incarico istituzionale di presidente dei Deputati.
Saranno, poi, i suoi fedelissimi a sostenere e discutere eventuali dissensi interni al PDL, in merito alle scelte politiche che poi adotterà il Governo, che, mi piace ricordarlo, non è un partito, è il Governo! …che dovrebbe occuparsi, infatti, di governare l’Italia!
Il problema è che il confine tra partito e Governo ormai non esiste più.
Se mai è esistito.
Prova ne siano le infinite leggi ad personam che da dieci, forse quindici anni a questa parte vengono di volta in volta licenziate – salvo poi essere giudicate “incostituzionali” da quella risma di giudici “comunisti” che siedono negli scranni della Corte Costituzionale – per la salvaguardia della frenetica attività di Governo di Silvio Berlusconi!
Chissà, forse è stato questo il motivo principale per cui è stato eletto presidente della Camera dei Deputati, l’on. Ginafranco Fini: per evitare che i “mal di pancia” altrui disturbassero il Manovratore!
Per tutti gli YesMan del PDL non può esistere una corrente interna al partito.
Se sì, questa è politica!
Eppure, verrebbe da pensare, forse ingenuamente, che se all’interno di un partito vi fossero altre “correnti” di pensiero, queste darebbero una parvenza di democrazia all’interno del partito stesso, non soltanto il sospetto di una congrega di allineati al ‘pensiero unico’.
Non riesco proprio a comprendere il motivo per cui l’on. presidente Fini non possa continuare a svolgere il suo incarico istituzionale e nel contempo essere un punto di riferimento di una visione alternativa all’interno del partito…
Non del Governo, lo ribadisco, del partito!
Ma l’on. Fini, oltre a ricoprire un tale incarico, è pur sempre il “cofondatore” del PDL.
Così come Berlusconi, oltre ad essere il “cofondatore” del PDL, è il presidente del Consiglio di tutti gli italiani (?).
Perché il primo non può “dissentire” dalla politica del partito (non del Governo, once again!) che ha contribuito a fondare, pena le dimissioni dalla carica di presidente della Camera, mentre al secondo è concesso di essere presidente del Consiglio e di fare contemporaneamente campagna elettorale?
Perché è una regola che, ovviamente, non ha alcun valore per il Cavaliere!
Come tutte le regole…
…e anche per diverse leggi, sia del codice Civile che del Codice Penale!
Ma per ovviare a queste, esistono i decreti interpretativi!
Ci rifletta, sen. Schifani!
Senza adottare “due pesi e due misure” nelle sue riflessioni!



