Come diceva in una vecchia canzone Riccardo Cocciante, “era già tutto previsto”…
…naturalmente, non sto certo parlando di canzoni su storie d’amore malinconicamente concluse!
Mi riferisco alla richiesta di invio alla Consulta Costituzionale, da parte dei giudici della decima sezione del tribunale di Milano, della legge sul legittimo impedimento, promulgata dalla firma del Presidente della Repubblica Napolitano, meno di dieci giorni fa.
Gli avvocati che difendono il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dall’accusa di corruzione di teste, nell’ormai noto processo Mills, ne hanno subito invocato l’applicazione e l’accusa ha sollevato l’eccezione di incostituzionalità, con riferimento agli art. 3 e art. 138 della Costituzione Italiana.
Il collegio difensivo di Silvio Berlusconi, composto dall’avvocato Niccolò Ghedini, deputato del Popolo della Libertà e dall’avvocato Piero Longo, senatore del Popolo della Libertà, ovviamente, non ha gradito:

«Quella dei giudici di mandare gli atti alla
Corte Costituzionale è una decisione non
condivisibile che dimostra la volontà di
non applicare una legge che appare volta
a contemperare le esigenze delle cariche
istituzionali con quella dello svolgimento
del processo».
Così parlò l’avvocato / deputato Niccolò Ghedini!
A richiedere l’eccezione di incostituzionalità è stato il pm De Pasquale:

«Non vi è nessuna straordinarietà, necessità e
urgenza» dei provvedimenti in discussione
nell’ordine del giorno del consiglio dei Ministri,
svoltosi ieri, 16 aprile 2010, proprio in
concomitanza con la data fissata per il processo, che
impediscano al Cavaliere di essere presente all’udienza.
L’accusa aveva chiesto che non fosse considerato legittimo impedimento il consiglio dei Ministri, per la scarsa rilevanza dei provvedimenti all’ordine del giorno.
Il pm De Pasquale aveva anche preso alcuni provvedimenti in discussione come esempio: «la diffusione del turismo sportivo tramite il golf e problemi linguistici dell’Alto Adige»
L’emaciato avvocato Ghedini, oltre a lamentarsi per il rifiuto dei giudici di applicare la legge, ha dichiarato:
«Avevamo offerto delle date utili, ma non c’è stata data risposta neanche su questo punto».
Ecco, molto semplicemente, la dichiarazione resa dall’avvocato Ghedini non corrisponde alla realtà ma alla corte del tribunale di Milano non è sembrato opportuno ricordare all’avv. Ghedini che la data dell’udienza svoltasi ieri era stata concordata da tempo tra le parti, grazie alla disponibilità “concessa” dalla segreteria della Presidenza del Consiglio a presenziare al dibattito che vede il premier indagato, poiché era sicuramente a conoscenza delle esatte date concordate.
Ma c”è un aspetto anche più curioso – tutto “italiano” – in questa faccenda, di cui probabilmente in pochi sono a conoscenza, ed è la singolare (?) situazione che vede tra gli artefici di questa legge proprio uno dei due difensori del premier:
Il sen. Piero Longo…
…guarda il caso!?
Colui che ha contribuito alla stesura di una legge che sotto certi aspetti presenta caratteri di incostituzionalità, è uno dei due difensori di Silvio Berlusconi!
Come al solito, solo in Italia sono possibili certe situazioni!
