Due pesi, due misure!

23 aprile 2010

Come si suol dire!
Riporto Schifani.
Ha detto: «…nell’ultimo periodo Fini ha assunto posizioni e iniziative politiche.
Sarà pure “cofondatore” del Pdl ma è anche presidente della Camera.
E dinnanzi alla prospettiva di un sistema correntizio nel partito, non vedrei male l’ipotesi che lasciasse Montecitorio ed entrasse nel governo, per avere mani libere e libertà di azione politica rispetto ai limiti che il ruolo istituzionale impone».

Il nuovo presidente del Senato, Renato Schifani (foto Lepri - Ap)

Qualcosa non quadra!
Non mi sembra che le intenzioni dell’on. Fini, di dare vita a «… un sistema correntizio nel partito…» oltrepassino «i limiti che il ruolo istituzionale impone».

Sarebbe opportuno spiegare quali sarebbero questi limiti!

Nell’ultima, (d)istruttiva, campagna elettorale per le regionali, è fuori discussione che il presidente del Consiglio Berlusconi abbia oltrepassato di gran lunga questi limiti.

Il premier, lui sì, ha ampiamente avuto «…mani libere e libertà di azione politica…» tutt’altro che riconducibili al ruolo istituzionale super partes, al quale  avrebbe invece dovuto attenersi.

Non ricordo nemmeno tutti i comizi ai quali ha presenziato per tirare la  volata ai candidati del suo partito.
Sfruttando sfacciatamente il suo ruolo istituzionale, per bypassare la legge sulla ‘par condicio’ ed apparire su tutti i circuiti mediatici, a tutte le ore della giornata, per fare propaganda politica!
Usando tale ruolo, gli sproporzionati tempi di esposizione mediatica in favore del PDL non sono mai stati calcolati dall’Agcom, per verificare l’applicazione e il rispetto delle norme previste dalla “par condicio”, da parte dei due maggiori network televisivi, Rai e Mediaset.

Se non mi sbaglio, Fini, come presidente della Camera, non ha mai preso parte ad alcun comizio elettorale in favore di candidati del PDL proprio perché il suo ruolo istituzionale non consentiva di schierarsi.

Il 10 marzo 2010, l’on. Gianfranco Fini ha dichiarato:

“Il presidente della Camera non partecipa mai a manifestazioni in campagna elettorale, organizzate dai partiti”.

Foto Gianfranco FiniGianfranco Fini Silvio BerlusconiFoto Gianfranco Fini

Parole sensate!

Mi sono sempre chiesto: perché, con che criterio, in quali vesti (con quale faccia!?) il presidente del Consiglio della Repubblica Italiana partecipa alla campagna elettorale per le elezioni regionali?

A mio modesto parere, non da premier!

Il ruolo di presidente del Consiglio della Repubblica Italiana, imponeva di stare fuori dalla disputa elettorale.

Nel momento in cui si ricopre una carica istituzionale, tale incarico diventa super partes.

Cioè, rappresentante di tutto il popolo italiano!

Forse, era questo che intendeva dire il sen. Schifani!

E’ davvero singolare quanto tempo il Cavaliere Berlusconi abbia dedicato alla campagna elettorale, girando l’Italia in lungo e in largo, mentre nessuno delle forze d’opposizione abbia minimamente fatto notare l’anomalia della partecipazione del presidente del Consiglio a quasi tutti i comizi tenuti dai candidati del Popolo della Libertà alla presidenza delle Regioni.

Così tanto tempo che, molto probabilmente, ora non gliene resta più un briciolo da dedicare alle udienze dei processi che lo vedono coinvolto come indagato.

Sarà per questo che il Parlamento si è affrettato ad approvare la legge sul legittimo impedimento: con tutto l’impegno profuso per i comizi che ha tenuto di volta in volta, ora deve proprio governare!
Non può certo perdere tempo con i processi, il presidente del Consiglio!

Certo,  non è tollerabile, per il presidente del Senato, che l’on. Fini, “cofondatore” del Popolo della Libertà, forse coltivando qualche opinione diversa rispetto alla ‘politica’ del calderone che riunisce ex-aennini, ex-forzitalioti, ex-democristiani e quant’altro possa starci dentro, possa avviare una discussione ‘interna’, di fatto creando una corrente di “dissidenti”.

Forse, se nel suo arguto ragionamento il presidente del Senato Schifani non avesse adottato, appunto, “due pesi e due misure”, Berlusconi avrebbe dovuto dimettersi: non è politica quella che ha svolto durante la campagna elettorale?
Io direi di sì.
E chi era durante i comizi: il leader del Popolo della Libertà o il presidente del Consiglio?

Per quale strano motivo, sen. Schifani, il presidente della Camera Fini, creando una corrente, seppur minoritaria, interna a un partito, dovrebbe dimettersi?

Non saranno molti i cosiddetti “finiani” che hanno aderito al «…sistema correntizio…» paventato dal presidente del Senato, ma sono sufficienti per far sì che l’on. Fini possa continuare a svolgere il suo incarico istituzionale di presidente dei Deputati.
Saranno, poi, i suoi fedelissimi a sostenere e discutere eventuali dissensi interni al PDL, in merito alle scelte politiche che poi adotterà il Governo, che, mi piace ricordarlo, non è un partito, è il Governo! …che dovrebbe occuparsi, infatti, di governare l’Italia!
Il problema è che il confine tra partito e Governo ormai non esiste più.
Se mai è esistito.
Prova ne siano le infinite leggi ad personam che da dieci, forse quindici anni a questa parte vengono di volta in volta licenziate – salvo poi essere giudicate “incostituzionali” da quella risma di giudici “comunisti” che siedono negli scranni della Corte Costituzionale – per la  salvaguardia della frenetica attività di Governo di Silvio Berlusconi!
Chissà, forse è stato questo il motivo principale per cui è stato eletto presidente della Camera dei Deputati, l’on. Ginafranco Fini: per evitare che i “mal di pancia” altrui disturbassero il Manovratore!

Per tutti gli YesMan del PDL non può esistere una corrente interna al partito.

Se sì, questa è politica!

Eppure, verrebbe da pensare, forse ingenuamente, che se all’interno di un partito vi fossero altre “correnti” di pensiero, queste darebbero una parvenza di democrazia all’interno del partito stesso, non soltanto il sospetto di una congrega di allineati al ‘pensiero unico’.
Non riesco proprio a comprendere il motivo per cui l’on. presidente Fini non possa continuare a svolgere il suo incarico istituzionale e nel contempo essere un punto di riferimento di una visione alternativa all’interno del partito…
Non del Governo, lo ribadisco, del partito!

Ma l’on. Fini, oltre a ricoprire un tale incarico, è pur sempre il “cofondatore” del PDL.

Così come Berlusconi, oltre ad essere il “cofondatore” del PDL, è il presidente del Consiglio di tutti gli italiani (?).

Perché il primo non può “dissentire” dalla politica del partito (non del Governo, once again!) che ha contribuito a fondare, pena le dimissioni dalla carica di presidente della Camera, mentre al secondo è concesso di essere presidente del Consiglio e di fare contemporaneamente campagna elettorale?

Perché è una regola che, ovviamente, non ha alcun valore per il Cavaliere!
Come tutte le regole…
…e anche per diverse leggi, sia del codice Civile che del Codice Penale!
Ma per ovviare a queste, esistono i decreti interpretativi!

Ci rifletta, sen. Schifani!

Senza adottare “due pesi e due misure” nelle sue riflessioni!

Riciclare plastica e alluminio è utile! Può servire per inquinarne l’atmosfera!

19 aprile 2010

Di questo argomento ne avevo parlato molto tempo fa.
Avevo anche scritto che ne avrei ripreso la discussione se avessi trovato qualche informazione diversa e, magari, un po’ più concreta di quelle che si trovano sul web, in qualche modo speculari o semplicemente riportate.

Niente di male in tutto ciò, ma non mi sembrava il caso di contribuire ulteriormente alla diffusione di notizie già lette e rilette.

Ora, mi è capitato di imbattermi in questo spezzone di filmato proveniente da oltreoceano, tradotto e sottotitolato in italiano, in cui un meteorologo, nella sua consueta trasmissione quotidiana del bollettino e delle previsioni meteorologiche, in onda su KTVL NEWS 10, conclude con un’affermazione inquietante, supportata anche dal suo passato militare nel corpo dei marines.

Credo sia noto a tutti che l’argomento  “Scie Chimiche”, per il sospetto coinvolgimento di reparti militari, sia una materia completamente immersa nella nebbia, uno di quegli argomenti aspramente dibattuti sul web che hanno diviso gli internauti che hanno preso parte alla discussione, tra complottisti e anti- complottisti.
In effetti, negli ultimi tempi, non mi era più capitato di riscontrare la stessa attenzione e lo stesso allarme che alcuni anni fa aveva suscitato la scoperta di questo fenomeno, che ha origini tutt’altro che naturali, come si è potuto constatare.


Le spiegazioni che gli esperti dell’aeronautica civile avevano cercato di far passare come ovvie, attribuendo la responsabilità della presenza delle “scie” allo scarico dei fumi del combustibile degli aerei di linea che quotidianamente attraversano i trafficati cieli di tutto il mondo, hanno lasciato i critici molto perplessi e insoddisfatti.
Oltre a non essere riuscite a spiegare alcuni aspetti dello strano fenomeno, che si è manifestato nei cieli di moltissime parti dell’intero globo e che è stato possibile avvistare da chiunque, sotto forma di striscie  parallele o di griglie incrociate a distanze apparentemente uniformi.

Tempo addietro, alcuni rappresentanti della politica italiana presentarono un’interrogazione parlamentare per verificare la sussistenza delle notizie sulla questione delle “Scie Chimiche”, anche conosciute come “Chemical Trails”, che ormai da parecchi anni sono facilmente reperibili su internet.
Naturalmente, a questa interrogazione non ha fatto seguito una risposta soddisfacente e degna di tale nome.
Il sottosegretario alla Difesa, (vado a memoria) risolse la questione considerando prive di fondamento tali voci, confortato dal fatto che i vertici militari italiani non avevano nulla da dire sull’argomento.

A voi il giudizio, come al solito!

Prendendo visione di questo filmato ho una solo raccomandazione da fare:
leggete i sottotitoli con atttenzione! (tuttavia, non ne servirà molta!)

P.S. Di seguito il link al sito ufficiale dellla base militare in Alaska, che ospita il progetto denominato H.A.A.R.P. acronimo che, tradotto dalla lingua inglese, significa “Programma di Ricerca Aurorale Attivo ad Alta frequenza”.
Tale progetto è stato spesso menzionato nella questione delle “Scie Chimiche”.

Per chi ne avesse voglia, intere pagine sono disponibili sulla rete per effettuare ricerche sull’argomento, soprattutto per chi non se la sente o non si fida d’accettare a scatola chiusa le ‘verità’ fornite dal Ministero della Difesa U.S.A.

H.A.A.R.P

C’è un giudice a Berlino… ma anche a Milano!

17 aprile 2010

Come diceva in una vecchia canzone Riccardo Cocciante, “era già tutto previsto”…

…naturalmente, non sto certo parlando di canzoni su storie d’amore malinconicamente concluse!

Mi riferisco alla richiesta di invio alla Consulta Costituzionale, da parte dei giudici della decima sezione del tribunale di Milano, della legge sul legittimo impedimento, promulgata dalla firma del Presidente della Repubblica Napolitano, meno di dieci giorni fa.

David Mills

Gli avvocati che difendono il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dall’accusa di corruzione di teste, nell’ormai noto processo Mills, ne hanno subito invocato l’applicazione e l’accusa ha sollevato l’eccezione di incostituzionalità, con riferimento agli art. 3 e art. 138 della Costituzione Italiana.

Il collegio difensivo di Silvio Berlusconi, composto dall’avvocato Niccolò Ghedini, deputato del Popolo della Libertà e dall’avvocato Piero Longo, senatore del Popolo della Libertà,  ovviamente, non ha gradito:

Avvocato Ghedini

«Quella dei giudici di mandare gli atti alla

Corte Costituzionale è una decisione non

condivisibile che dimostra la volontà di

non applicare una legge che appare volta

a contemperare le esigenze delle cariche

istituzionali con quella dello svolgimento

del processo».

Così parlò l’avvocato / deputato Niccolò Ghedini!

A richiedere l’eccezione di incostituzionalità è stato il pm De Pasquale:
Il pm Fabio De Pasquale (Ansa)

«Non vi è nessuna straordinarietà, necessità e

urgenza» dei provvedimenti in discussione

nell’ordine del giorno del consiglio dei Ministri,

svoltosi ieri, 16 aprile 2010, proprio in

concomitanza con la data fissata per il processo, che

impediscano al Cavaliere di essere presente all’udienza.

L’accusa aveva chiesto che non fosse considerato legittimo impedimento il consiglio dei Ministri, per la scarsa rilevanza dei provvedimenti all’ordine del giorno.

Il pm De Pasquale aveva anche preso alcuni provvedimenti in discussione come  esempio:  «la diffusione del turismo sportivo tramite il golf e problemi linguistici dell’Alto Adige»

L’emaciato avvocato Ghedini, oltre a lamentarsi per il rifiuto dei giudici di applicare la legge, ha dichiarato:

«Avevamo offerto delle date utili, ma non c’è stata data risposta neanche su questo punto».

Ecco, molto semplicemente, la dichiarazione resa dall’avvocato Ghedini non corrisponde alla realtà ma alla corte del tribunale di Milano non è sembrato opportuno ricordare all’avv. Ghedini che la data dell’udienza svoltasi ieri era stata concordata da tempo tra le parti, grazie alla disponibilità “concessa” dalla segreteria della Presidenza del Consiglio a presenziare al dibattito che vede il premier indagato, poiché era sicuramente a conoscenza delle esatte date concordate.

Ma c”è un aspetto anche più curioso – tutto “italiano” – in questa faccenda, di cui probabilmente in pochi sono a conoscenza, ed è la singolare (?) situazione che vede tra gli artefici di questa legge proprio uno dei due difensori del premier:

Il sen. Piero Longo…

…guarda il caso!?

Colui che ha contribuito alla stesura di una legge che sotto certi aspetti presenta caratteri di incostituzionalità, è uno dei due difensori di Silvio Berlusconi!

Come al solito, solo in Italia sono possibili certe situazioni!

Caspita! Tra un pisolino e un altro se n’è accorto anche lui!

11 aprile 2010

Così parlò Giorgio Napolitano, Presidente “firmatutto” della Repubblica Italiana, in visita a Verona, nella sede del quotidiano “L’Arena”:

“Io non riesco ad abituarmi all’idea che si debba apprendere tutto ciò che accade in Italia e nel mondo solo attraverso internet…
…La carta stampata e i libri sono qualcosa di assolutamente insostituibile nel patrimonio culturale del Paese e dell’umanita…” e della carta stampata, il Presidente ha aggiunto  “non è il passato ma anche il futuro”.

Ora, caro Presidente, la domanda che le vorrei fare è molto semplice:

Non trova che ci sia qualcosa di anomalo in questa situazione, in cui Lei stesso ammette che le notizie sull’Italia e su ciò che accade nel mondo intero le possiamo apprendere solo attraverso la Rete?

Non crede che l’informazione, in questo povero Paese in cui lei svolge il più autorevole incarico istituzionale, stia letteralmente scomparendo dai canali tradizionali come la carta stampata?

Liberta'_di_stampa

P. S.  Signor Presidente, della televisione non mi sembra nemmeno il caso di chiedergliene conto.

Abusi sessuali e pedofilia nella Chiesa

9 aprile 2010

Sono rimasto disgustato dalle immagini che ho visto nel servizio delle “Iene”, andato in onda mercoledì, 7 aprile 2010, che ha svelato gli atteggiamenti pedofili di un prete nei confronti di Giulio, un “attore” minorenne prestatosi per smascherare la  condotta illecita di questo “servo di Dio”.
Un prete che  già in fatti precedenti, venuti alla luce attraverso diverse denunce,  si era macchiato la coscienza di altri episodi in cui aveva messo in  atto comportamenti  inconciliabili per un rappresentante del  ministero della Chiesa.
Nel servizio sono evidenti e incontestabili i tentativi di molestie sessuali ai danni del ragazzo, che con un pretesto si era rivolto al parroco per cercare un conforto spirituale che, come si è potuto vedere senza ombra di dubbi, non è mai arrivato!

Alla redazione di Italia Uno erano giunte diverse telefonate di persone che accusavano il prete in questione di comportamenti che configuravano l’ipotesi di abusi sessuali, reato penale che prevede l’arresto.

La molla che ha fatto decidere agli autori della trasmissione televisiva di architettare la trappola, nel tentativo riuscito di smascherare e rendere pubblico l’atteggiamento per niente “ecclesiastico” di questo prete, è stata la dichiarazione resa davanti alla telecamera delle “Iene”,  di un giovane omosessuale, che ha voluto portare la sua testimonianza dell’episodio di cui era stato vittima personalmente, verificatosi addirittura all’interno del confessionale!
Purtroppo, il filmato non è ancora disponibile in rete ma nella mia ricerca mi sono imbattuto in filmati che riguardano altre “inchieste” sugli abusi sessuali, sempre condotte dalle “Iene”, che hanno rivelato gli abusi sessuali commessi da un altro prete, don Salvatore.

Nella visione del filmato che segue, andato in onda mercoledì, 13 gennaio 2010, a parte lo sconcerto delle immagini che ritraevano il prete nell’intento di scacciare la “tensione” delle parrocchiane, sono rimasto allibito nel constatare quanto possa essere cieca la “fede” dei parrocchiani nella strenua  difesa di un prete che, obiettivamente – dati gli atteggiamenti inequivocabili filmati dalle telecamere nascoste – è indifendibile.
Tanto che il vescovo di Napoli, ha dovuto rimuovere don Salvatore dalla parrocchia in cui esercitava.

Speriamo che almeno Dio riesca ad aprire i loro occhi!

Mentre voi che leggete, siete semplicemente invitati a visionare il filmato.

A voi il giudizio…

Io non ho più parole.

Complimenti al Resto del Carlino!

7 aprile 2010

Lo so, è piuttosto datato!
D’altro canto, pur essendo un cittadino di Bologna, con tutta la buona volontà, non riesco ad andare oltre alla lettura della prima pagina di questo quotidiano.
Purtroppo spesso, leggendone solo i titoli, mi girano vorticosamente gli zebedei!

http://www.sabinaguzzanti.it/ssp_director/albums/album-2/lg/errata_corrige.jpg

Il Canone Rai

7 aprile 2010

Sembra piuttosto evidente che il canone Rai stia diventando un’arma che i rappresentanti politici, in gran parte di centro-destra, utilizzano per criticare, contestare, minacciare programmi televisivi non “allineati” al pensiero unico, che vanno in onda sulla Rai.

Mi vengono in mente, soprattutto, le parole del Presidente del Consiglio in una “arrampicata sugli specchi” per giustificare le telefonate intercettate tra lui e l’esimio Innocenzi, a proposito delle puntate di Anno Zero che hanno trattato i temi dei processi al Cavaliere:

«Le cose che ho detto sono lecite e doverose perchè considero del tutto inaccettabile che il signor Santoro facesse processi in tv a persone già sotto processo senza dar loro la possibilità di difendersi. Ho detto che se si andava avanti nessun italiano avrebbe pagato più il canone Rai».

Beh, si consolino il Cavaliere, la signora Santanchè e tutti i pasdaran contro il canone Rai perché la senatrice Poretti pare che abbia qualche dubbio anche lei su chi debba pagare il canone Rai:

“Poiche’ senza risposta, sono alla quarta interrogazione per sapere chi debba pagare il canone/tassa della Rai (1). Da una indagine dell’Aduc (associazione per i diritti degli utenti e consumatori)  e’ risultato che il canone deve essere pagato anche da chi e’ in possesso di un videocitofono (2). Da una seconda indagine e’ emerso che per la legge in vigore (la 246/1938) il pagamento e’ previsto anche per il turista in visita nel nostro Paese (3). Una terza ricerca ha rivelato che gli uffici preposti non sanno se anche gli esercizi pubblici, se possiedono un computer, debbano pagare. Le manchevolezze della legge vengono supplite dalla sua parziale non applicazione (4).Da una quarta indagine risulta che Poste italiane, con 14.000 uffici dovrebbero pagare il canone, per un totale di circa 13.018.880 Euro. Le Poste probabilmente sono i maggiori evasori di questa tassa (5). Infine da una quinta indagine, presi per buoni i criteri di alcuni operatori Rai su chi debba pagare, risulterebbe per il 2006 un’evasione di centinaia di migliaia di euro. Secondo l’Istat, in Italia esistono 4.371.087 imprese e 6.075.000 lavoratori indipendenti; il 91,7% di queste imprese ha Internet e quindi un computer. Secondo alcuni operatori Rai i canoni dovuti sarebbero 4.008.286. Ma dai dati RAI risulta che quelli riscossi al 31-12-2006 sono 171.554. Anche se gli abbonati speciali fossero solo imprese, l’evasione sarebbe intorno al 95,8%, cioe’ 742.695.000 euro (6). La costante di ogni ricerca e’ che le risposte delle autorita’ preposte sono contraddittorie e confuse. Situazione in gran parte causata dall’espressione “apparecchi atti o adattabili”, coniata nel 1938 quando il televisore era in fase di sperimentazione.  (continua)

La “Legge” di Murphy

5 aprile 2010

Fra un anno dovrei decidere se mandare i miei bambini a catechismo per la Prima Comunione.
Come posso prendere questa decisione?
E’ questa la Chiesa Cristiana?
Concordo in pieno con Vania Lucia Gaito:  sono senza parole!

…e loro senza vergogna!

di Vania Lucia Gaito

Il 28 agosto 1998, il vescovo Richard Skiba, celebrando un funerale, disse: “Ho una teoria sul giudizio finale che aspetta ciascuno di noi… solo una teoria, ma che mi da’ molto conforto e molta speranza. Io non credo che il giudizio finale avvenga quando tutti i nostri segreti peccati sono rivelati al mondo intero. Infatti, sarebbe un po’ arrogante pensare che il mondo intero sia interessato a conoscere i peccati segreti di ognuno.”

Il funerale era quello di padre Lawrence C. Murphy, abusatore di oltre 200 bambini, coperto dalla Chiesa fino al giorno della sua morte.
Si sbagliava, il vescovo Skiba: i segreti peccati di Murphy avrebbero dovuto essere rivelati, almeno perchè il mondo potesse difendersi da lui. Ma quell’omelia era l’ultimo, pietoso tentativo di copertura, una copertura durata decenni, messa in pratica a tutti i livelli, fino a quelli più alti, che avevano consentito a Murphy di vivere indisturbato, protetto dalla tonaca e dal Vaticano, nonostante avesse rovinato almeno 200 giovani vite.

Ordinato sacerdote nel 1950, Lawrence Murphy fu assegnato alla St. John School, una scuola per bambini sordi, con la mansione di cappellano prima e di direttore poi. Una vecchia foto ritrae un gruppo di ragazzi, la squadra di pallacanestro della scuola, alcuni in piedi, altri accovacciati, e in mezzo a loro un uomo con una lunga tonaca nera e un pallone in mano. Cinque di quegli undici ragazzi nella foto erano vittime del sacerdote ritratto insieme a loro. Eppure nessuno lo avrebbe mai sospettato, nessun genitore ebbe mai neppure un dubbio. Padre Murphy sembrava un uomo eccezionale: non era molto alto, ma aveva un sorriso capace di sciogliere anche il ghiaccio, aveva preso a cuore il benessere dei bambini sordi e si faceva in quattro, organizzando raccolte di fondi, conferenze, eventi benefici, accettando contributi alla scuola per migliaia di dollari, allenando personalmente la squadra di pallacanestro. Nelle sue mani l’istituto si era trasformato: al vecchio edifico del secolo precedente s’era aggiunta una nuova ala, poi una piscina, poi una palestra, poi un campo da basket. I genitori dei bambini lo adoravano, e descrivevano la messa celebrata da padre Murphy come un grande evento spirituale.
E poi sapeva parlare “il linguaggio dei segni”, cosa che non molti genitori erano in grado di fare. Così gli affidavano i loro figli con serenità, con gratitudine.

Il suo lato oscuro forse non sarebbe mai stato conosciuto se tre delle sue vittime, dopo aver lasciato la scuola, non si fossero raccontate l’un l’altro quello che avevano subito. Era il 1974. Un anno prima un ragazzo della St. John era andato al dipartimento di polizia e aveva accusato Murphy di abusi, ma Murphy, insieme ad un altro insegnante della scuola, si era presentato alla polizia sostenendo che il ragazzo fosse mentalmente disturbato, e il caso era stato archiviato. Del resto, padre Murphy era un pilastro della comunità, amatissimo, e aveva perfino ricevuto, pochi mesi prima, la American Legion Award per il suo impegno a favore del benessere dei bambini. Come non credergli?

“Eppure io sapevo che continuava a molestare i bambini” afferma Bolger, una delle sue vittime. Così, contattò altri ex allievi della scuola, e scoprì che altri erano stati abusati. Tuttavia, quando denunciarono il sacerdote alle autorità, scoprirono che il reato era caduto in prescrizione. Murphy negò tutte le accuse e, di nuovo, le indagini si bloccarono.

Le vittime si rivolsero così all’arcidiocesi di Milwaukee, retta dal vescovo Cousins. Vennero raccolte una ventina di testimonianze giurate e furono consegnate al vescovo. Cousins chiese di incontrare alcuni degli accusatori e l’incontro fu fissato per il 9 maggio 1974. C’era anche padre Murphy.
“Ci sedemmo su cinque o sei sedie vicine all’arcivescovo” ricorda Conway. “Padre Murphy era seduto accanto a me. C’erano una dozzina di persone in tutto, nella stanza. Alcuni lavoravano al St. John. Padre Murphy fu quasi timido, durante quell’incontro. Non disse una parola. E non alzò gli occhi da terra”
L’arcivescovo spiegò ai presenti che da anni la diocesi era a conoscenza del problema degli abusi, affermò di capire le motivazioni di tutti coloro che chiedevano che padre Murphy fosse rimosso dalla scuola, e tuttavia padre Murphy era troppo importante per la scuola e non potevano rimuoverlo. Potevano però evitare che avesse contatti con i bambini. In fondo, Murphy aveva fatto molto per la comunità dei sordi. Un discorso, insomma, che lasciava tutte le cose com’erano e fece andar via le vittime piene di disgusto.
“Guidando verso casa, continuavo a piangere e piangere. Ero sconvolto dal dolore” racconta Budzinski, una delle vittime presenti all’incontro. Invece, il 18 maggio 1974, il Catholic Herald Citizen annunciò che padre Murphy aveva lasciato l’incarico di direttore della scuola e tutti gli incarichi sia di insegnamento che pastorali per occuparsi di altri doveri sempre relativi al St. John. Tuttavia, pochi mesi dopo, lo stesso giornale diede la notizia delle dimissioni di Murphy a causa di problemi di salute.
L’anno seguente, Murphy fu nuovamente portato in tribunale con l’accusa di abusi sessuali. Il vescovo Cousins testimoniò di fronte alla corte giurando che nel corso delle indagini che la diocesi aveva svolto non era mai emerso nulla a carico del sacerdote, che era un uomo onesto e si era sempre sacrificato per la scuola. Anche la nuova denuncia fu lasciata cadere.

Dal 1974 al 1994, Murphy collaborò con una delle parrocchie della diocesi, Sant’Anna, ma negli annuari dicesani non fu mai specificato che tipo di incarico ricoprisse. Si ritirò nel 1994 e morì quattro anni dopo.

Ma cosa era accaduto nelle segrete stanze della diocesi, come mai padre Murphy lasciò l’incarico col pretesto della salute cagionevole e soprattutto, che fine fecero le accuse contro di lui e le testimonianze scritte affidate al vescovo Cousins?
Un memorandum datato 11 settembre 1974 spiega alcune cose: la situazione è diventata scottante, è meglio allontanare il sacerdote. Sul giornale diocesano e sul Catholic Herald Citizen verrà pubblicata la notizia delle dimissioni di Murphy a causa della cattiva salute, e il prete sarà trasferito alla diocesi di Superior.
Non è dato sapere se il vescovo di Superior fosse informato dei trascorsi del sacerdote, ma dopo qualche anno dal trasferimento, il 9 luglio 1980, il vescovo ausiliario della diocesi di Superior scrive al vicario diocesano della diocesi di Milwaukee:

“Non molto tempo fa, in una conversazione con padre Murphy, è divenuto chiaro che è interessato a chiarire il suo status e la sua relazione con la diocesi di Milwaukee. E’ molto desideroso di ottenere un incontro, ovunque e in qualunque momento, per mettere il suo talento e il suo apostolato al servizio della comunità dei sordi. E’ molto desideroso di tornare nell’Arcidiocesi di Milwaukee, a riprendere il suo ministero nella comunità dei sordi adulti. Spera anche di avere altre possibilità, se necessario.
In una recente conversazione con l’arcivescovo Weakland, ho avuto l’impressione che non sia ravvisabile in questo momento un ritorno a Milwaukee di padre Murphy, per ripredere il suo lavoro con i sordi. Mi chiedo se posso imporre alla tua gentilezza e ai tuoi uffici di perorare questa causa con me. Io credo che padre Murphy abbia un grande dono da offrire, specialmente nell’apostolato con i non-udenti.”

Al vescovo Cousins era succeduto il vescovo Weakland nella guida della diocesi di Milwaukee e, appena insediato, il nuovo ordinario si era trovato per le mani due patate bollenti, quella di Murphy e quella di un altro sacerdote pedofilo. Le vittime di padre Murphy non si erano mai rassegnate a “dimenticare e perdonare” e continuavano ad arrivare denunce, col pericolo che ad ogni momento scoppiasse uno scandalo.
Così, l’arcivescovo scrive al cardinale Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede:

“Sua Eminenza,
le scrivo per informarla di due situazioni nelle quali due preti di questa arcidiocesi sono stati accusati di adescamento di un penitente al fine di commettere peccato contro il sesto comandamento del Decalogo (c. 1387). I casi sono completamente scollegati e sono accaduti in due diversi periodi di tempo, ma solo di recente sono venuti alla luce. Ho bisogno quindi del suo parere sulla procedura da seguire.
Poco prima che cominciasse il mio periodo sabbatico, il 1 gennaio 1996, ordinai al mio vicecancelliere, il reverendo James E. Connell, di indagare sulle accuse fatte ai due sacerdoti. Al mio ritorno, il 1 luglio, padre Connell mi ha informato che in entrambi i casi le testimonianze giurate sostengono le accuse summenzionate. Padre Connell crede che le testimonianze siano state rese in buona fede e devono essere tenute in seria considerazione, e io sono d’accordo con lui.
Il primo caso riguarda il reverendo Lawrence C. Murphy, prima cappellano e poi direttore della Scuola per Sordi St. John, a Milwaukee, fra il 1950 e il 1974. Secondo le persone che hanno reso la testimonianza giurata, padre Murphy usava il confessionale per sollecitare atti peccaminosi contro il sesto comandamento del Decalogo, molti studenti furono adescati in questo modo e siamo sul punto di ricevere ulteriori testimonianze da altre persone.
Sebbene le prove contro padre Murphy siano state esaminate anche dal mio predecessore, poichè facevano parte di un processo civile, poi archiviato, contro il sacerdote, è questa la prima volta che vengo a conoscenza di abusi dal confessionale. Credo che la comunità dei sordomuti tenda a tenere per sè i propri problemi e certe faccende imbarazzanti, e questo spiega la riluttanza delle vittime a denunciare l’accaduto.
Padre Murphy è stato ordinato prete nel maggio del 1950, la sua assenza dura dal settembre del 1974 e non è mai vissuto nel territorio dell’arcidiocesi di Milwaukee da quando sono arcivescovo. Appena ricevetti l’incarico, mi fu reso noto che l’assenza di padre Murphy era dovuta a faccende sessuali, ma meno di un anno fa ho saputo che l’adescamento dal confessionale rientrasse nella questione. E’ stato allora che ho chiesto a padre Connell di condurre un’indagine.
La mia attuale preoccupazione non è solo per la giustizia, è necessario soprattutto che la Chiesa dia una risposta alla comunità dei sordomuti di questa diocesi, in modo da placare la loro rabbia e ristabilire la loro fiducia nel ministero ecclesiastico.[...]
Ho discusso i particolari del caso col mio canonista e ci chiediamo se un processo canonico sia appropriato, considerando il tempo trascorso, o se questa particolare materia sia riservata alla Congregazione per la Dottrina della Fede [...]“

Nel dicembre del 1996, l’arcidiocesi di Milwaukee inizia un processo diocesano contro padre Murphy, in attesa di una risposta dalla Congregazione o da Ratzinger. Ma la risposta non arriva, e allora l’arcivescovo Weakland scrive al cardinale Gilberto Agustoni, Prefetto del Supremo Tribunale della Signatura Apostolica. Gli racconta di aver scritto a Ratzinger e di non aver ricevuto risposta, gli esprime il caso e affida la lettera al cardinale Agostini Cacciavillan, Nunzio Apostolico.
Il cardinale Agustoni risponde: la Signatura non ha competenza sul caso, inoltra tutto alla Congregazione di Ratzinger. E arriva anche la risposta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, firmata dal cardinale Tarcisio Bertone:

“Nella sua lettera del 11 dicembre 1996, ha chiesto quale fosse la procedura da seguire nei casi di Lawrence C. Murphy e Michael T. Neuberger, sacerdoti della diocesi accusati del crimine di adescamento dal confessionale.
La Congregazione chiede di istruire i rispettivi processi in accordo con l’allegato “Instructio de modo procedendii in causis sollicitationis[il Crimen sollicitationis n.d.r.] con particolare riferimento agli articoli 5 e 55. Benchè le norme di quel documento siano in vigore, devono essere lette alla luce del nuovo diritto canonico, soprattutto rispetto ai rimandi al canone.”

Il cardinale Bertone chiedeva quindi di istruire i processi come previsto dal Crimen, quindi segretezza assoluta. Tuttavia c’era un conflitto, poichè padre Murphy apparteneva diocesi Milwaukee ma risiedeva nella diocesi di Superior e il vescovo Fliss avocò il procedimento.

Il 12 gennaio 1998 padre Murphy scrisse a Ratzinger:

“Sono un prete della arcidiocesi di Milwaukee, vivo nella diocesi di Superior nel Wisconsin. Le scrivo per un procedimento a mio carico portato avanti dalla diocesi di Superior e iniziato nella diocesi di Milwaukee. E’ un procedimento che chiede la mia dimissione dallo stato clericale, usando le norme istituite dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nel 1962, intitolate “De modo procedendii in causis sollicitationis“.
Il mio caso può essere riassunto così: nel 1974 mi dimisi dalla Scuola per Sordi St. John, St. Francis, Wisconsin, nell’arcidiocesi di Milwaukee, a causa di accuse di cattiva condotta sessuale. L’arcivescovo Cousins, all’epoca arcivescovo di Milwaukee, fu d’accordo nel farmi risiedere presso la casa estiva della mia famiglia, presso la diocesi di Superior. Sono vissuto lì finora.
Il mio ministero non è mai stato limitato, ma non ho più ricevuto incarichi pastorali. A causa della mia abilità nel “linguaggio dei segni”, comunque, di tanto in tanto venivo chiamato ad aiutare in questo campo. E, poichè il mio ministero non è mai stato limitato, venivo anche chiamato ad assistere il parroco locale. Contro di me non ci sono state ulteriori accuse fin da quando ho lasciato la scuola St. John nel 1974.
Circa cinque anni fa, comunque, alcuni ex studenti della St. John contattarono la diocesi di Milwaukee, rilanciando accuse contro di me. Non c’erano prove di una mia cattiva condotta recente, ma erano accuse per offese perpetrate tra il 1963 e il 1969. Alcune delle prove riguardano adescamenti dal confessionale.

Dopo queste accuse, secondo le norme del 1962, l’arcidiocesi di Milwaukee cominciò un procedimento penale contro di me, per dimettermi dallo stato clericale. Quando il mio avvocato, il rev. Patrick R. Lagges, dell’arcidiocesi di Chicago, sottolineò che era intervenuta la prescrizione, l’arcidiocesi di Milwaukee tentò di istruire un processo basato sull’adescamento dal confessionale.
Il mio avvocato sottolineò che tale processo doveva essere istituito dalla diocesi di Superior, nella quale vivo, quindi l’arcidiocesi di Milwaukee chiese alla diocesi di Superior di cominciare un processo secondo le norme del 1962 pubblicate dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Un decreto del 6 gennaio 1998 mi informava di questo fatto. La diocesi di Superior sta usando il personale dell’arcidiocesi di Milwaukee per portare avanti il caso.

Mi appello alla Congregazione per la Dottrina della Fede per questa ragione: chiedo che la Congregazione dichiari l’invalidità del decreto di citazione della diocesi di Superior. Le accuse contro di me risalgono ad azioni commesse più di venticinque anni fa. E’ contro le norme del 1962, che stabiliscono che qualsiasi azione debba essere intrapresa entro un mese dalle accuse di adescamento.

Ho settantedue anni, Eminenza, e non sono in buona salute. Ho di recente avuto un nuovo attacco che mi ha lasciato indebolito. Ho seguito le direttive sia del vescovo Cousins sia del vescovo Weakland. Sono pentito per le trasgressioni del passato, e sono vissuto in pace nel nord del Wisconsin per venticinque anni. Semplicemente, voglio vivere il tempo che mi resta nella dignità del sacerdozio. Chiedo il suo intervento per questo.”

Il cardinale Bertone scrisse quindi alla diocesi di Superior:
“Tenendo in considerazione quanto espresso da padre Murphy nella sua lettera, e prima di decidere circa un procedimento giudiziario per stabilire le responsabilità canoniche del prete accusato, questa congregazione invita Sua Eccellenza alla cautela su quanto il canone 1341 propone come misure pastorali destinate ad ottenere la riparazione dello scandalo e il ripristino della giustizia.”

Il 30 maggio 1998, nella sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, si incontrano il cardinale Bertone, monsignor Girotti, Don Antonio Manna dell’Ufficio Disciplinare, padre Antonio Ramos con monsignor Weakland, arcivescovo di Milwaukee, il suo vescovo ausiliare, monsignor Skiba, e monsignor Fliss, vescovo di Superior.
Ecco l’estratto della riunione spedito dalla Congregazione per la Dottrina della Fede al vescovo Fliss.

Duecento bambini abusati contano molto meno di un sacerdote. Un ammonimento e il divieto di celebrare messa nella diocesi di Milwaukee possono bastare, suvvia. E i portavoce si stracciano le vesti tentando ancora di raccontarci la favola dei complotti anticlericali.

Io sono senza parole. Loro sono senza vergogna.

Ipnosi di massa

2 aprile 2010

Questa riflessione, alle origini, partiva da una domanda: mi chiedevo perché non si parlasse più in Italia del “conflitto d’interessi”, visto che conosciamo bene il nome di chi esercita il “controllo” di buona parte della TV, compresa quella pubblica!

http://www.youtube.com/watch?v=OTFu1_1MYP8&feature=player_embedded#

Avrei voluto postare questa mia considerazione all’indomani dello scoop de “Il Fatto Quotidiano”, che rendeva pubbliche le telefonate intercorse e intercettate tra il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, un membro dell’AgCom, Giancarlo  Innocenzi, e il direttore generale della RAI, Mauro Masi, grazie a un’indagine avviata dalla Procura di Trani per una storia di tassi usurari legata a certe carte di credito.

Nelle colloqui delle telefonate intercettate, il Cavaliere veniva colto sul fatto – con le dita nella marmellata – nell’evidente e incontestabile tentativo di esercitare enormi e illecite pressioni per impedire la messa in onda di “Anno Zero” e magari anche di chiudere definitivamente il programma di approfondimento politico di Michele Santoro, coinvolgendo addirittura un membro del CSM, in quota PDL, per gli aspetti giuridici.

Non perderò tempo ad analizzare la “questione” della violazione della privacy che hanno sollevato alcuni rappresentanti politici in difesa del Presidente del Consiglio.

Dalle telefonate intercettate si evince che il Premier ha violato alcune leggi del Codice Penale (artt. 317 – 338  C.P.)  e di questa violazione si sta occupando la Magistratura, anche se i risultati sono ampiamente prevedibili: finirà a “tarallucci e vino”!

I tentativi di bloccare il programma non sono andati a buon fine, come abbiamo saputo, tuttavia, la legge sulla ‘par condicio’ è riuscita nell’intento di oscurare il programma di Michele Santoro insieme ad altri talk show politici, giusto per non dare l’impressione di un’azione discriminatoria mirata.

In estrema sintesi, sono riusciti a mettere il bavaglio ai programmi televisivi sgraditi al governo (dove per ‘governo’ s’intende Silvio Berlusconi, of course!), facendosi scudo di una legge che mai, da quando è entrata in vigore, ormai 12 anni fa, era stata utilizzata per sospendere programmi televisivi.

In realtà, questa mia riflessione è nata poco più di un anno fa, quando della questione del conflitto d’interessi ormai non ne parlava più nessuno.
Com’era stato possibile che le forze d’opposizione si fossero così appiattite sul (falso) concetto che il conflitto d’interessi non fosse più un argomento da discutere?
Era come se il problema fosse già stato risolto!
Ora, sappiamo bene che non era affatto risolto, anzi, il problema è deflagrato nuovamente nelle sue forme più eclatanti.

Un problema che non destava più alcun interesse tra i dirigenti dei partiti d’opposizione, ‘assuefatti’ all’idea che l’argomento non interessasse che a una percentuale infinitesimale della popolazione.

Il Presidente del Senato, in una diplomatica dichiarazione – tanto per sottolineare il suo ruolo superpartes – per manifestare solidarietà alle alte sfere della politica rimaste intrappolate nelle intercettazioni a “strascico” della Magistratura,  ha detto:  “…i tempi sono maturi per la discussione sulla legge di regolamentazione delle intercettazioni che giace da tempo in Senato”….

…ecco, io credo che sarebbe ora che affrontassero il tema del conflitto d’interessi, che non è MAI stato risolto!
Altro che la legge sulle intercettazioni!

L’indagine di Trani poteva essere la “smoking gun”!
La prova che mancava ad una opposizione in avanzato stato di decomposizione (anzi, in putrefazione, visti i risultati elettorali delle ultime elezioni regionali).
Con un’inchiesta del genere non doveva fare altro che riaprire il dibattito, con incisività e chiedere a gran voce di regolare finalmente la questione del conflitto d’interessi con una seria legge che mettesse fine allo scempio dell’informazione italiana che questa classe politica, in maniera trasversale, sta compiendo ai danni dei cittadini, privati del loro diritto di avere una corretta informazione.

Con gli scandali che sono venuti a galla, grazie alle intercettazioni telefoniche che hanno coinvolto alti rappresentanti istituzionali del Governo poco prima dell’entrata in vigore della cosiddetta ‘par condicio’,  anche i più scettici avrebbero dovuto prendere atto dell’evidente anomalia in cui versa la condizione dell’informazione televisiva in Italia.

Dalle discussioni sulle leggi ad personam votate e approvate, agli scandali della Protezione Civile, dalla censura dei programmi d’informazione politica per il rispetto della “par condicio, agli editoriali “preconfezionati” da altri, recitati in pompa magna dai “direttorissimi” dei telegiornali, tutti questi fatti e molti altri ancora ruotano intorno al mai risolto problema del conflitto d’interessi.

Se si ammettesse una volta per tutte l’anomalia tutta italiana di un Presidente del Consiglio dei Ministri che è al tempo stesso il proprietario del più grande network privato d’Italia, forse ci potremmo rendere conto del perché occupiamo una posizione molto bassa nella classifica dei paesi che godono di un’informazione libera.

Forse c’indigneremmo un poco di più per le acrobatiche argomentazioni che i nostri politici affidano ai media del regime per giustificare la questione di turno ed autoassolversi, come sempre… quando queste giustificazioni vengono rese, perché il più delle volte è il silenzio totale!

Ci hanno detto tutti che il conflitto d’interessi è un problema che non interessa alla stragrande maggioranza dei cittadini e che l’informazione in Italia non solo è libera ma anzi, delle due propende a sfavore del “governo”.

E’ una tecnica anche questa: accusi il tuo nemico dell’accusa che sai che sarà rivolta verso di te e il tuo nemico dovrà necessariamente perdere tempo a discolparsi da qualcosa che non ha fatto, e intanto il tempo passa e la gente dimentica.

Il problema invece, secondo me, è proprio dato dall’informazione, tenuta sotto controllo da una politica che ormai prende “ordini” da una persona sola, ed è questo il motivo principale per cui si è innescato il corto circuito: l’informazione non viene data o, peggio ancora, viene distorta e i cittadini o non vengono informati e rimangono all’oscuro di quanto accade nel paese oppure l’informazione viene spudoratamente manipolata allo scopo di favorire sempre la stessa persona.

Ora, non mi sembra il caso di elencare gli innumerevoli conflitti d’interesse che ruotano intorno alla figura del Cavaliere, a parte le concessioni di frequenze televisive a copertura nazionale che farebbero di lui un cittadino ineleggibile in politica.
Mi fermerò alle concessioni di frequenze televisive.

Ora, un altro fatto incontestabile è che il Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana è “casualmente” anche il (mero) proprietario di un impero televisivo, perciò un diretto,  se non l’unico concorrente commerciale della Rai Tv, quindi, direi che,  senza alcun dubbio, esiste eccome un problema di conflitto d’interesse!

Già, il solo fatto di lasciare il controllo di una parte del duopolio televisivo nelle mani di un unico proprietario è qualcosa che non evoca principi di democrazia.
Non dovrebbe essere permesso dalla legge, e sicuramente non lo sarà, ma qui siamo al ridicolo: il (mero) proprietario di Mediaset, principale concorrente della Rai tv, come capo del Governo, esercita di fatto un enorme potere di controllo sulla Rai Tv, nominando, consigliando, suggerendo o caldeggiando la nomina di personalità politiche a lui vicine, da insediare nelle importanti stanze dei bottoni dove si prendono le decisioni.

Ho seri dubbi che la popolazione abbia capito l’estremo pericolo che sta correndo, mentre continuiamo a permettere che nelle mani di pochi (uno!) si concentrino troppi poteri mediatici.

Siamo all’ipnosi di massa!

Il “Giornale” e il “TG4″… Ma che informazione è?

19 gennaio 2009

Desidero fare i miei più sentiti complimenti a “Il Giornale”, alla sua redazione, al direttore e,  soprattutto, alla proprietà della testata, per la loro opera di “informazione” che svolgono nel rispetto del codice deontologico che regola l’Ordine dei giornalisti.

Molto spesso, su quel giornale, i redattori e i grafici utilizzano foto che non corrispondono agli originali, quindi vengono pubblicate senza citarne le fonti o, tantomeno, gli autori, in barba ad ogni principio di tutela del copyright.

Ciò che fa riflettere è la capacità creativa di alcuni dei grafici redattori: se riescono persino a “taroccare” foto per insinuare “messaggi” fuorvianti, con l’intento più o meno evidente di condizionare il lettore, cosa sono in grado di fare i giornalisti, utilizzando solo le parole, per “costruire” articoli che non sono supportati da immagini?

Gli “artisti” della grafica di quello che fu il giornale fondato da Indro Montanelli, “prelevano” le immagini dal WEB per utilizzarle nell’impaginazione, previa manipolazione poiché quasi mai le fonti o gli autori degli scatti vengono pubblicati.
Ma è naturale, dal momento che le foto sono grossolanamente  “ritoccate” per farne fotomontaggi improbabili e pastrocciati, con lo scopo più o meno palese di manipolare la realtà per influenzare, con metodi truffaldini, il giudizio del pubblico.

Un esempio evidente sono le prime due foto a seguire: la prima è stata pubblicata da Il Giornale il 31 dicembre 2008, alcuni giorni dopo l’inizio dei raid aerei che diedero il via all’escalation militare israeliana denominata “Piombo Fuso”.

Un palazzo sventrato…
Un elicottero israeliano…
Un razzo che lascia una scia nel cielo,  con molte probabilità un razzo kassam lanciato dai militanti di Hamas…

Nessuna citazione della fonte o dell’autore.

Informazione

Foto originale.
Fonte: Fotoreporter Professionisti Associati

Come si può chiaramente notare, è completamente diversa dall’immagine pubblicata da Il Giornale.
Ora, qual’è la chiave di lettura suggerita dal fotomontaggio pubblicato
da Il Giornale?

Giudicate voi!

Altro esempio di fotomontaggio utilizzato da Il Giornale, qualche giorno dopo l’inizio dell’anno nuovo, all’indomani della seconda fase militare terrestre.

La prima foto è stata utilizzata a corredo di un articolo, con didascalie e  spallette.

Si possono distinguere un soldato israeliano sdraiato con l’arma puntata; di spalle un carrarmato che sembra avere  appena esploso un colpo dal cannone e un paio di palestinesi, riconoscibili dalla kefiah.

Di fronte, elicottero e razzo kassam…

Nessuna citazione della fonte o dell’autore.


Questa a seguire è invece l’originale:
fonte Fotoreporter Professionisti Associati

Ora, non me ne voglia madama Berlusconi se mi permetto di sollevare qualche modesto dubbio sul livello di correttezza dei suoi dipendenti.

Come certamente già saprà, di questo “furto” è stata avvertita la
Fotoreporter Professionisti Associati che ne hanno già dato notizia sul loro sito.

Personalmente, dubito che vorrano adire le vie legali per far sì che vengano riconosciuti e rispettati i loro diritti, dato che la loro opera dipende principalmente dalla disponibilità delle testate come la Sua ad accogliere il loro lavoro.
Principalmente, ma non solo!
Grazie a internet!
Infatti è proprio dal WEB che sono stati allegramente prelevati quegli scatti, e più precisamente da NEWS.YAHOO.COM, cioè qui e qui)

Tuttavia, come si può facilmente evincere dalle immagini di cui sopra, i fotoreporter inviati sui palcoscenici internazionali in cui vi sono guerre in atto, non corrono esattamente gli stessi rischi di un fotoreporter che si reca a fotografare gli attori che sfilano sulle passerelle dei festival del cinema.

Va da sé, il minimo che si possa fare è che venga almeno citato il nome dell’autore dello scatto.
E’ veramente penoso l’utilizzo che Il Giornale fa del lavoro di seri professionisti che mettono a rischio la loro stessa vita per documentare – loro sì! – ciò che succede nel mondo.

L’attività d’informazione che svolge Il Giornale, dati i presupposti, ma anche i precedenti, sembra riprendere, per darne continuità sulla carta stampata, l’opera di distorsione della realtà del telegiornale più surreale che mai si sia potuto osservare sul tubo catodico italiano…

Ecco, voglio osare un paragone tra il TG4, dell’ottimo Emilio Fede, e il suddetto giornale quotidiano!

Per quanto riguarda il telegiornale del più indegno giornalista che mai abbia diretto un TG in Italia, sarebbe sufficiente ascoltare solo 2 minuti delle “sue” considerazioni personali per farsi un’idea del suo livello di imparzialità e professionalità.
E’ da manuale l’atteggiamento che assume, durante la conduzione del telegiornale,  quando commenta avvenimenti politici, nazionali o internazionali, oppure quando si lancia in opere denigratorie nei confronti di persone che non ritiene in sintonia con il “pensiero unico” del marito di chi gli accredita lo stipendio a fine mese.

I viscidi metodi che utilizza, per denigrare le persone che non ritiene allineate, oltre ad essere quasi infantili sono anche notevolmente fastidiosi: storpiare i loro nomi, fare finta di non ricordarli o non nominarli neppure; insultarle; sminuirne la professionalità o sottovalutare i rischi che alcune di queste persone corrono per le azioni che hanno compiuto o per la professione che svolgono.

I magistrati di Milano ne sanno qualcosa!

L’ultima, in ordine di tempo, è stata paragonare se stesso a Roberto Saviano, “colpevole” di essere costretto a girare sotto scorta dopo la pubblicazione, ma soprattutto il successo del libro-denuncia “Gomorra”.

Per inciso, ma credo si sappia, dopo la pubblicazione del libro, la camorra lo ha condannato a morte!

“Embè?! Che sarà mai! Anche io in passato sono stato costretto a girare sotto scorta!”
Ebbe a dire il direttore, in un eccesso di protagonismo!
- Probabilmente è vero che il buon Fede per un certo periodo girò sotto scorta… ma, aggiungo io, per difendersi dai quei cittadini che, stanchi del suo scandaloso e fazioso modo di fare informazione, gli avrebbero mollato volentieri due calci nel sedere, per pura soddisfazione personale! -
Io credo che a moltissime persone, se non alla maggior parte,  non interessi assolutamente niente delle opinioni personali del conduttore di un telegiornale!

Eppure, nonostante la palese informazione smaccatamente di parte (per usare un eufemismo) di questo telegiornale,  in soccorso della casalinga di Voghera – che a causa della sua fragile e manipolabile mente è notoriamente portata a bersi tutte le ‘fregnacce’ che le propina il potente e pericoloso elettrodomestico – ogni tanto arrivano i divertenti “fuori onda” rubati da Striscia la Notizia alla redazione del TG4.

Il programma di intrattenimento ideato dal vecchio Antonio Ricci, ha trasmesso diverse volte registrazioni di filmati brevi ma anche piuttosto lunghi, dove rendeva pubblico il disappunto del “beneamato” finalmente libero di esplodere, perché in diretta televisiva, ovviamente, deve silenziosamente constatare gli ‘errori’ che commettono i suoi redattori nel confezionare i servizi trasmessi in prima serata, da lui stesso commentati davanti a qualche milione di casalinghe e rispettivi mariti rincoglioniti.

Poi, appunto fuori onda,  va in scena il vero spettacolo a cui siamo ormai abituati, così abbiamo potuto tutti prendere atto delle patetiche ed isteriche sfuriate nei confronti dei  suoi collaboratori che, evidentemente,  pur “tenendo famiglia” non riescono proprio a raggiungere il livello di “bassezza” del loro direttore e la realtà dei fatti non se la sentono di occultarla!

Tornando alla carta stampata, e in particolare  al quotidiano diretto da Mario Giordano, dall’uscita di scena del grande maestro Montanelli ha collezionato e cavalcato una serie infinita di “bufale”.

Farò un esempio, per dimostrare come un pessimo giornalismo è scaturito dalle colonne di quel giornale:
Come dimenticare la feroce campagna stampa architettata all’epoca della nota vicenda Telekom-Serbia, sull’onda delle rivelazioni del sedicente conte Igor Marini?

La “gola profonda”  dei servizi segreti “de’ noantri” che permise non solo la “scoperta” di conti correnti dagli improbabili nomi in codice  “Mortadella”, “Ranocchio” e “Cicogna”, rispettivamente riconducibili a Romano Prodi, Giuliano Amato e Piero Fassino, ma  riuscì anche, con quelle che alla fine si rivelarono essere solo calunnie,  a coinvolgere nelle sue macchinazioni anche altri personaggi di spicco del panorama politico nazionale, come Francesco Rutelli, Walter Veltroni e persino Clemente Mastella, che all’epoca dei fatti era schierato con l’opposizione.
Calunnie per le quali il conte “Aigor” ebbe lungamente a che fare con la magistratura italiana.

Nel frattempo, Il Giornale era  sempre puntuale nella sua cronaca!

Igor Marini, ormai in preda a un delirio di onnipotenza, riuscì persino a coinvolgere un paio di alti prelati del Vaticano in tutta la faccenda.

….Il Giornale era lì, ogni giorno, come una telenovela, a darne un resoconto quotidiano.

Venne anche istituita una commissione parlamentare d’inchiesta che non trovò alcun riscontro e non fu nemmeno in grado di presentare una relazione finale al Parlamento – che pure gli era imposta dalla legge!

Ma in questo caso, Il Giornale non si preoccupò eccessivamente di dare molto risalto alla piega che stava prendendo questo “scandalo” montato ad arte!

Nel frattempo, alcuni risvolti tragicomici fecero da cornice a tutta questa farsesca campagna mediatica che aveva – come non mi stancherò mai di sottolineare – tra i suoi principali protagonisti Il Giornale, di proprietà della famiglia Berlusconi, al quale facevano da amplificatori le TV private, di (mera) proprietà del Cavaliere.

L’incidente diplomatico,  avvenuto in Svizzera, rappresentò la proverbiale ciliegina sulla torta, dal momento che una “missione” composta da due parlamentari e da Igor Marini, inviata in quel dei Quattro Cantoni, allo scopo di prendere visione dei fantomatici documenti citati dallo stesso Marini, nei quali sosteneva si sarebbero riscontrate le prove delle sue accuse, non solo non trovò alcun documento, ma i componenti la missione vennero anche fermati alla frontiera e accusati dalle autorità elvetiche di aver commesso reati previsti dal codice penale svizzero, nella fattispecie il reato di  “spionaggio economico” (art.273 del Codice Penale);  non contenti, i magistrati della terra degli orologi, per sottolineare la loro precisione, scoprirono che la missione di Stato in realtà era sprovvista di formale autorizzazione; inutile dire, ma lo dico lo stesso! che anche in questo caso si venne a configurare a loro danno, l’ipotesi di un altro reato: “atti compiuti senza autorizzazione per conto di uno Stato estero” (art.271 del Codice Penale).

L’epilogo fu il rilascio dopo alcune ore dei due parlamentari e l’arresto del “conte” Igor, evidentemente non protetto dall’immunità parlamentare.

A questo punto, a scandalo sgonfiato come un palloncino, anche Il Giornale dovette mestamente cominciare a mettere la sordina.
E’ piuttosto verosimile che la notizia del fermo e dell’incriminazione dei componenti la”missione di Stato” da parte delle autorità svizzere, sia stata relegata in qualche trafiletto in terza pagina, magari di spalla agli annunci funebri!

A onor del vero, non fu Il Giornale a rivendicare la paternità dello scoop.
Le prime indiscrezioni vennero anticipate dalle colonne di “Repubblica” e, successivamente, rilanciate dal “Corriere della Sera”, poiché le voci su una maxi-tangente proveniente dal governo della Serbia, destinata alle varie Mortadelle, Ranocchie e  Cicogne, erano un “boccone” prelibato da dare in pasto all’opinione pubblica; peccato che  molto presto, entrambi i quotidiani si defilarono in fretta dall’affair Marini,  subodorando la bufala, per le palesi inconsistenze  delle sue accuse e per la poca credibilità del soggetto, fino a quel momento noto soprattutto per essere stato il marito dell’attrice Isabel Russinova.

Per fortuna che il lettori hanno potuto contare sulla puntuale e imparziale cronaca resa giornalmente da Il Giornale!

A questo punto, vorrei concludere con una brevissima riflessione:

Sono sicuro che se questa campagna stampa l’avesse iniziata Il Giornale, forse sarebbe stata poco attendibile.
Molto diverso è stato l’effetto domino che è riuscito ad innescare il quotidiano La Repubblica, seguito a ruota dal Corriere della Sera, forse più attendibili, nel pubblicare la notizia di questa ipotetica maxi-tangente…

Il mio dubbio è il seguente:
Chi fece abilmente pervenire le indiscrezioni alle redazioni di Repubblica e del Corriere?

Bene, anzi: male!

Questa è l’informazione che abbiamo in Italia!


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